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		<title>trenta per cento</title>
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		<title>punto</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 20:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[fatti miei]]></category>

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		<description><![CDATA[punto, inserito originariamente da antoniofurno. Si chiama carota selvatica. Per me era solo un punto con un fiore intorno, poi wikipedia mi ha raccontato che sotto, nel terreno, c&#8217;è un tubero selvatico e qualcuno se lo mangia pure. Io ci ho convissuto tutta l&#8217;infanzia. Quando ci nascondevamo nell&#8217;erba alta eravamo di solito circondati dai fiori [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=64&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:left;padding:3px;"><a title="photo sharing" href="http://www.flickr.com/photos/antoniofurno/4873149138/"><img style="border:solid 2px #000000;" src="http://farm5.static.flickr.com/4116/4873149138_f71a8fa681.jpg" alt="" /></a></p>
<p><span style="font-size:.8em;margin-top:0;"><a href="http://www.flickr.com/photos/antoniofurno/4873149138/">punto</a>, inserito originariamente da <a href="http://www.flickr.com/people/antoniofurno/">antoniofurno</a>.</span></p>
</div>
<p>Si chiama carota selvatica. Per me era solo un punto con un fiore intorno, poi wikipedia mi ha raccontato che sotto, nel terreno, c&#8217;è un tubero selvatico e qualcuno se lo mangia pure.</p>
<p>Io ci ho convissuto tutta l&#8217;infanzia. Quando ci nascondevamo nell&#8217;erba alta eravamo di solito circondati dai fiori bianchi della carota selvatica. Se avevamo bisogno di un po&#8217; di spazio per far volare l&#8217;aquilone, la carota selvatica era lì, pronta ad ostacolarci la corsa e a frustarci le gambe. Non profumava di nulla, non te ne facevi niente, era inutile, era dappertutto.</p>
<p>E adesso, grazie all&#8217;Internét, ho scoperto come si chiama e cosa fa nella vita. Un po&#8217; come aver frequentato una persona per 20 anni e solo in vecchiaia scoprire che si chiama Adolfo e che per mestiere fa lo sterminatore di gruppi etnici.</p>
<p>Strano.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/trentapercento.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/trentapercento.wordpress.com/64/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=64&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Melanzana</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 22:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[vecchia roba]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche quella domenica arrivarono a parlare della Parmigiana di Melanzane. Per anni aveva osservato con stupore il ripetersi di quel rito. Era ragazzo quando aveva giocato per la prima volta ad “Indovina chi Inizia”. Da allora non aveva piu’ smesso. Prima di sedersi a tavola studiava la famiglia, cercava di capirne lo stato d’animo. Con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=58&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/12/img_5535.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-59" title="Raffioli" src="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/12/img_5535.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Anche quella domenica arrivarono a parlare della Parmigiana di Melanzane.</p>
<p>Per anni aveva osservato con stupore il ripetersi di quel rito. Era ragazzo quando aveva giocato per la prima volta ad “Indovina chi Inizia”. Da allora non aveva piu’ smesso.</p>
<p>Prima di sedersi a tavola studiava la famiglia, cercava di capirne lo stato d’animo. Con indiffernza si affacciava alla cucina per scoprire il menù. Una volta raccolte tutte le informazioni che gli occorrevano allora, e solo allora, scommetteva. “Secondo me il primo a parlare di Melanzane sarà Francesco”.</p>
<p>Era un gioco solo suo. Aveva un piccolo quaderno in camera, su cui segnava una croce se aveva indovinato, un trattino se aveva sbagliato, un pallino se nessuno aveva mai nominato le melanzane. Era arrivato a 450 Croci, 70 Trattini, nessun Pallino.</p>
<p>Quei settanta fallimenti erano il suo cruccio. Erano stati per lo più errori di gioventù dovuti all’inesperienza, quando ancora non raccoglieva tutte le informazioni. Il suo obiettivo era quello di sbagliare al massimo tre volte l’anno. Se in un anno riusciva a non sbagliare (come dimenticare l’irripetibile 1998) si premiava con una bottiglia di brachetto da bere con gli amici.</p>
<p>Quella settimana fu la nonna a fargli guadagnare una crocetta. Era Maggio, l’anno era ancora lungo, ma fino ad allora non aveva sbagliato nemmeno un colpo.</p>
<p>La nonna stava parlando di una ricetta che aveva visto fare in televisione. Le fette di melanzane passate prima nel bianco d’uovo montato a neve e poi fritte. Si era allora ricordata che anche una sua vecchia zia usava questo accorgimento.</p>
<p>Era di solito a quel punto che qualcuno alzava la testa dal piatto per far rimbalzare l’argomento, magari inserendo qualche nuovo spunto.</p>
<p>Fu Zia Rosa a continuare il rito quella domenica. A lei questa cosa dell’uovo suonava strano, e se poi si sentiva troppo il sapore del bianco? Lei preferiva la classica frittura senza impanatura. Anche perche’ la melanzana e’ buona di suo.</p>
<p>Ed era proprio qui, quando la discussione diventava pubblica e collettiva, che lui iniziava a sentirsi un alieno. Non aveva mai capito come facesse la sua famiglia ad appassionarsi tanto ad un tema così. La melanzana era un Sacro Graal culinario per quella gente. Un orgasmo organolettico.</p>
<p>La missione finale di quella Domenicale Tavola Rotonda sembrava essere quella di scandagliare la realtà, alla ricerca della perfetta ricetta che avrebbe infine dischiuso le immense possibilità del piacere Melanzanesco.</p>
<p>Lui non capiva. Una volta la sua professoressa del liceo gli aveva fatto leggere il brano di un vecchio romanzo. Parlava di un uomo con una sindrome che lo aveva privato del senso dell’umorismo. Ecco come si sentiva, come quell’uomo che era costretto a ridere anche se non ne capiva il motivo. Fingeva, pur di poter continuare ad avere una vita sociale.</p>
<p>Aveva imparato a simulare l’orgasmo melanzoso. Degustava cucchiate di Parmigiana, chiedeva il bis di melanzane a funghetti, si offriva volontario per la preparazione della piastra per quelle arrostite.</p>
<p>Ma era tutto falso. Non è che non gli piacessero, è solo che non ne riusciva ad apprezzarne la bellezza gastromica. Era tutto così mediocre e senza sapore. Nulla che giustificasse tutto quello spreco di tempo.</p>
<p>Era per questo che aveva inventato le scommesse. Per dare un senso al rito del Sommo Ortaggio.</p>
<p>Ora era la madre che stava spiegando a Zia Rosa come evitare il sapore di uovo nella frittura con il bianco. Suo fratello aggiunse che una volta a casa di un amico aveva assaggiato una parmigiana fatta in quel modo e che l’uovo non si sentiva proprio. Zia Rosa sembro’ convinta e sorridendogli promise di fargliela provare al piu’ presto.</p>
<p>Rispose al suo sorriso. Mentalmente già pregustava la nuova crocetta.</p>
<p>E pensare che quella domenica a tavola non c’era nemmeno una melanzana.</p>
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		<title>Goldrake e i terremoti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 09:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo quattro anni quando il terremoto distrusse l&#8217;Irpinia.  Io e la mia famiglia ci eravamo già trasferiti nella casa in campagna. Mio fratello sarebbe nato solo un paio di mesi dopo. Nel corso degli anni, parlanodone con i miei amici, ho scoperto che tutti si ricordano esattamente, dettaglio per dettaglio, dov&#8217;erano quella sera. Sembra sia il ricordo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=52&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/04/libri.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-54" title="libri" src="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/04/libri.jpg?w=199&#038;h=300" alt="libri" width="199" height="300" /></a></p>
<p>Avevo quattro anni quando il terremoto distrusse l&#8217;Irpinia.  Io e la mia famiglia ci eravamo già trasferiti nella casa in campagna. Mio fratello sarebbe nato solo un paio di mesi dopo.</p>
<p>Nel corso degli anni, parlanodone con i miei amici, ho scoperto che tutti si ricordano esattamente, dettaglio per dettaglio, dov&#8217;erano quella sera. Sembra sia il ricordo più forte che la mia generazione porta con se.</p>
<p>Io stavo disegnando su un tavolo, nella stanza che mia madre usava come studio. Insieme a me c&#8217;erano i miei cugini, gli adulti stavano chiacchierando nel salone.</p>
<p>Mentre coloravo, il foglio sotto le mie mani si mosse. A partire da questo preciso momento io mi ricordo tutto, ogni movimento del mio corpo, ogni frase detta dai miei genitori, rivedo le mie mani sul foglio e il pastello tra le dita.</p>
<p>Sento mio padre che urla e che si avvicina. Giro la testa verso la porta, verso la sua voce che urla. Nel ruotare la testa, mi accorgo che il lampadario sopra di me sta oscillando, le ombre della stanza ballano.</p>
<p>Mio padre arriva. Blocca la sua corsa aggrappandosi ad uno stipite della porta. Adesso tiene tutte e due le mani appoggiate agli stipiti. Ha gambe e braccia allargate ad ics. Non riesce a mantenersi dritto e scivola da un lato all&#8217;altro della porta. Sorrido perché è buffo.</p>
<p>&#8220;Che cos&#8217;è?&#8221; gli chiedo.</p>
<p>E lui inizia ad urlare: &#8220;il terremoto, il terremoto, il terremoto &#8220;.</p>
<p>Si stacca dalla porta e mi salta addosso. Mi prende, mi regge con un braccio solo, mentre con l&#8217;altro cerca di mantenersi in piedi. Adesso vedo solo le sue gambe perchè sono a pancia in giù, il suo braccio che mi stringe sull&#8217;addome. Sento che anche i miei zii sono corsi in camera per raccogliere i miei cugini.</p>
<p>Mi scorrono davanti agli occhi prima il pavimento del corridoio, poi quello del porticato di fronte casa, i tre gradini ed infine i lastroni di cemento che ricoprono il piazzale di fronte casa. Mio padre mi posa per terra. Mia madre dice qualcosa, ma non riesco a sentire.</p>
<p>Adesso siamo tutti in piedi di fronte alla casa e la stiamo guardando. Fuori è buio.</p>
<p>Io mi giro verso la collina che sale sulla destra della casa, sto aspettando che arrivino le esplosioni e la frana. Non arriva niente e io sono un po&#8217; deluso. Mi giro verso mio padre, riesco ancora a ricordare la mia testa che si inclina verso l&#8217;alto cercando il volto di mio padre che nel frattempo mi tiene la mano, &#8220;papino dove sono le pietre? ci sono sempre le pietre che volano quando c&#8217;è il terremoto nei cartoni animati&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non ci sono sempre le pietre con i terremoti&#8221; mi rispose e mi accarezzò. Mi piace immaginare che stesse sorridendo.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://trentapercento.wordpress.com/2009/04/08/goldrake-e-i-terremoti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_ndFjCNCmv4/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><em>Ecco, a me torna sempre in mente quella sera quando succede un terremoto.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/trentapercento.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/trentapercento.wordpress.com/52/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=52&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il colore del grano</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mattina si svegliò tardi. Il viaggio in treno gli lasciava addosso una spossatezza dolciastra. Non se ne spiegava il motivo. Lavato e mangiato, iniziò la giornata. Scoprì subito che doveva accompagnare la madre in città. Non aveva ancora del tutto assimilato la colazione. La stanchezza si era da poco trasformata in noia e inedia. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=46&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/04/lavanda.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-47" title="lavanda" src="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/04/lavanda.jpg?w=300&#038;h=224" alt="lavanda" width="300" height="224" /></a></p>
<p>La mattina si svegliò tardi. Il viaggio in treno gli lasciava addosso una spossatezza dolciastra. Non se ne spiegava il motivo.</p>
<p>Lavato e mangiato, iniziò la giornata. Scoprì subito che doveva accompagnare la madre in città.</p>
<p>Non aveva ancora del tutto assimilato la colazione. La stanchezza si era da poco trasformata in noia e inedia. Palpabre ancora schiacciate e movimenti impastati.</p>
<p>Si riebbe a metà strada.</p>
<p>Si accorse che stava guidando. Da almeno 10 minuti, stimò. La mamma pensierosa al suo fianco.</p>
<p>Rimise a fuoco la strada davanti all’automobile. A destra e a sinistra scivolavano campi e case.</p>
<p>I suoi occhi registrarono qualcosa. Se ne accorse, ma non riuscì a coglierne i dettagli. Si sentiva ancora impastato. La puzza del vagone ancora nelle narici.</p>
<p>Dopo un po’ ricevette un  altro colpo. Un picco di informazione gli arrivò alla nuca. Ne percepì il contraccolpo.</p>
<p>Analizzò quella sensazione. La dissezionò, ne cercò l’origine. Si guardò intorno. Non riusciva a capire.</p>
<p>Stava quasi per parlarne alla madre, quando colse una variazione cromatica nello sfondo che scorreva alla sua sinistra.</p>
<p>Il grano aveva cambiato colore. Il verde aveva fatto un salto quantico verso il basso. Era successo tutto nel giro di pochi giorni.</p>
<p>Ecco cosa era cambiato. Il suo mondo si era istantaneamente spostato verso l’estate. Il cambiamento era stato così pervasivo e ambientale che solo la sua parte rettile se n’era potuto accorgere.</p>
<p>Sorrise al pensiero di questa sua incredibile scoperta.</p>
<p><a title="scritto prima qui" href="La mattina si sveglio’ tardi. Il viaggio in treno gli lasciava addosso una spossatezza dolciastra. Non se ne spiegava il motivo.  Lavato e mangiato, inizio’ la giornata. Scopri’ subito che doveva accompagnare la madre in citta’.  Non aveva ancora del tutto assimilato la colazione. La stanchezza si era da poco trasformata in noia e inedia. Palpabre ancora schiacciate e movimenti impastati.  Si riebbe a meta’ strada.  Si accorse che stava guidando. Da almeno 10 minuti, stimo’. La mamma pensierosa al suo fianco.  Rimise a fuoco la strada davanti all’automobile. A destra e a sinistra scivolavano campi e case.  I suoi occhi registrarono qualcosa. Se ne accorse, ma non riusci’ a coglierne i dettagli. Si sentiva ancora impastato. La puzza del vagone ancora nelle narici.  Dopo un po’ ricevette un  altro colpo. Un picco di informazione gli arrivo’ alla nuca. Ne percepi’ il contraccolpo.   Analizzo’ quella sensazione. La disseziono’, ne cerco’ l’origine. Si guardo’ intorno. No capiva.  Stava quasi per parlarne alla madre, quando colse una variazione cromatica nello sfondo che scorreva alla sua sinistra.  Il grano aveva cambiato colore. Il verde aveva fatto un salto quantico verso il basso. Era successo tutto nel giro di pochi giorni.  Ecco cosa era cambiato. Il suo mondo si era istantaneamente spostato verso l’estate. Il cambiamento era stato cosi’ pervasivo e ambientale che solo la sua parte rettile se n’era potuto accorgere.  Sorrise al pensiero di questa sua incredibile scoperta. " target="_blank">*</a></p>
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		<title>Il Messaggio di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 10:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno Dio mi disse di prendere un treno. Era un giorno d&#8217;estate e faceva caldo, io ero steso sul letto in mutande e canottiera. A ripensarci oggi mi sembra quasi blasfemo aver ricevuto il primo messaggio di Dio vestito a quel modo. D&#8217;altra parte come potevo sapere che Dio avrebbe scelto proprio quel giorno per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trentapercento.wordpress.com&amp;blog=7048589&amp;post=1&amp;subd=trentapercento&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><a href="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/03/_mg_30142.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-32" title="uovo" src="http://trentapercento.files.wordpress.com/2009/03/_mg_30142.jpg?w=300&#038;h=200" alt="uovo" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Un giorno Dio mi disse di prendere un treno.</p>
<p style="text-align:left;">Era un giorno d&#8217;estate e faceva caldo, io ero steso sul letto in mutande e canottiera. A ripensarci oggi mi sembra quasi blasfemo aver ricevuto il primo messaggio di Dio vestito a quel modo. D&#8217;altra parte come potevo sapere che Dio avrebbe scelto proprio quel giorno per farsi vivo.</p>
<p style="text-align:left;">A quel tempo non potevo certo essere considerato un assiduo praticante del culto. Andavo in chiesa, ma non è che ci credessi per davvero. Era più un abitudine presa da bambino. Mia madre che si mette le perle, mio padre che si fa il nodo alla cravatta, le scarpe buone e la passeggiata per il corso; la religione era sempre stato questo per me.</p>
<p style="text-align:left;">Mi ci volle un po&#8217; prima di capire cosa mi stesse succedendo, non è cosa di tutti i giorni ricevere un messaggio da Dio in persona. Il Logos, l&#8217;Origine, l&#8217;Alpha e l&#8217;Omega nella mia camera da letto, alle due del pomeriggio di un mercoledl di Luglio.</p>
<p style="text-align:left;">Devo ammettere che però affrontai la cosa con il giusto sangue freddo, dopo i primi momenti di spaesamento corsi subito a prendere il blocco note e la matita che usavo per gli appunti all&#8217;università. Non potevo certo correre il rischio di dimenticare alcuna parte del messaggio di Dio. Segnai la data in alto a destra sul foglio, tracciai una linea ed iniziai a scrivere.</p>
<p style="text-align:left;"><em>Devi Prendere Il Treno Che Ti Porterà. Via da qui. Vai E Segui La Luce E Il Vento. Latte.</em></p>
<p style="text-align:left;">Dio a volte è poco chiaro. Col tempo mi ci sono abituato, ma allora ero nuovo a questa Sua forma di comunicazione. Sapevo però che c&#8217;era un treno che dovevo prendere. Mi vestii di corsa, piegai il foglio con gli appunti e me lo misi nella tasca posteriore del jeans. Uscii sbattendo la porta alle mie spalle, la stazione era a meno di due chilometri da casa, non avevo bisogno della macchina.</p>
<p style="text-align:left;">Mi misi a correre. Se Dio ordina non bisogna perdere tempo.</p>
<p style="text-align:left;">In stazione c&#8217;era un solo treno pronto a partire. Arrivava a Nord, saliva per oltre quattrocento chilometri. Era il mio treno. Presi il foglio di carta con gli appunti, rilessi quanto avevo scritto e andai a fare il biglietto.</p>
<p style="text-align:left;">Il treno era per metà vuoto, in altri periodi sarebbe stato pieno di studenti, ma d&#8217;estate con le scuole chiuse si viaggiava più comodi.</p>
<p style="text-align:left;">Quando il treno partì mi sentii d&#8217;un tratto più leggero, sorrisi alla ragazza seduta di fronte a me. Lei ricambiò il sorriso e si mise a piangere. Strano, pensai, chissà cosa le prende.</p>
<p style="text-align:left;">Incominciò ad urlare, sempre più agitata, mi abbracciò. Cercai di scansarla, ero terrorizzato. Accorsero altri passeggerei attirati dallo spettacolo, la ragazza era ormai preda di un attacco isterico. Poi d&#8217;un tratto si calmò e iniziò a pregare inginocchiandosi; Dio ho fatto come mi hai detto, bonfochiava, sono sul treno e sono nella tua grazia, dimmi adesso cosa devo fare.</p>
<p style="text-align:left;">Un vecchio alle mie spalle urlò che Dio non poteva aver parlato a quella ragazza, perché Dio aveva chiesto a lui di salire sul treno.</p>
<p style="text-align:left;">Nel giro di pochi minuti ci rendemmo conto che tutti, ma proprio tutti su quel treno, erano stati chiamati da Dio.</p>
<p style="text-align:left;">Ci rimasi un po&#8217; male.</p>
<p style="text-align:left;">Da allora sono passati sei mesi. Le notizie che ci arrivano sono parziali ed imprecise. L&#8217;esercito ha smesso quasi subito di rifornirci di cibo ed acqua. Dicono che fosse impossibile assistere tutti i treni occupati dai Chiamati. Pare che adesso anche le autostrade siano piene di gente come noi chiamata ad adempiere alla Missione.</p>
<p style="text-align:left;">La televisione non trasmette più, si dice che quasi tutti i tecnici televisi del paese si siano imbarcati su delle navi da crociera dirette in Egitto. I treni sono fermi perché non c&#8217;è più corrente, il vecchio che incontrai il primo giorno è morto ieri. Sembra sia stato un infarto.</p>
<p style="text-align:left;">Solo le radio continuano a funzionare, nessuno ha ancora capito perché. Ieri hanno detto che la Cina sta mandando degli aiuti, ma non sanno ancora quando potranno essere qui.</p>
<p style="text-align:left;">Ma cosa importa in fondo.</p>
<p style="text-align:left;">Siamo sempre di più.  Dio ci ha scelti e chi siamo noi per rifiutare la sua Chiamata.</p>
<p style="text-align:left;">Sappiamo che ci ha voluto qui, sappiamo che ci parla e ci dice di continuare a cercare. Sappiamo che siamo nel giusto e che stiamo costruendo un mondo migliore.</p>
<p style="text-align:left;">Dio è con noi.</p>
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